- approdati sull'isola i membri nella compagnia incontrano Gravin Magliodoro e alcuni superstiti delle gasofficine che fuggono spaventati sulla nave del capitano Jasper Creesy
- lungo la strata per la torre sul promontorio principale dell'isola si scontrano con alcuni millepiedi giganti
- giunti a Lucestregata e dopo aver avuto un incontro ravvicinato con un gruppetto di Zombi del Vuoto e scoperto alcune informazioni esaminandoli, vengono fatti salire su una torre nella quale si sono rifugiati i superstiti dei glifomanti, e tra essi Samaritha Beldusk. Il tempo di scambiarsi qualche informazione e stendersi per riposarsi per la notte che alcuni strani rumori allertano la compagnia
Un'alabarda, una spada, un arco, un bastone, ed un cannocchiale (ormai disperso negli abissi dell'oceano)
lunedì 7 ottobre 2013
Decima giocata: 30 settembre 2013
Gomito del Diavolo, 14 Pharast 2711 CA
venerdì 4 ottobre 2013
Nelle Tenebre
E insomma, guardate un po' cos'ho ritrovato tra i vecchi documenti del computer.... un racconto lasciato a metà! :)
- Un attimo ragazzi, qui non si vede niente. Senza una
torcia non andiamo da nessuna parte.
Nell’oscurità della caverna, persino gli acuti occhi
degli elfi non riuscivano a distinguere nulla.
- Enomis... Enomis, dove sei? Avvicinati un secondo, e allungami
la tua spada. Mi ci vorrà solo un secondo... Ecco qua, ora va meglio.
Non appena Silgor la toccò con un dito, la lama si accese
come una lanterna. La luce abbagliò per un attimo la compagnia ed illuminò uno
stretto cunicolo di roccia umida, in cui erano stati scavati dei gradini ripidi
che scendavano verso il basso. L’umidità e il muschio rendevano il passaggio
piuttosto scivoloso.
- Ottimo, Silgor. Ora abbiamo la luce. Probabilmente i
passaggi lì sotto saranno parecchio stretti, quindi ci conviene metterci in
fila. La cosa più importante da decidere è chi guida il gruppo e chi sta in
retroguardia.
- Queste caverne... I nani ci sono abituati, non ci serve
luce per vedere. Io sto davanti.
- Bene Dwinar, allora io starò per ultimo, e guarderò le
spalle alla fila. Tom e Silgor, è meglio se voi state al centro del gruppo,
sarete più protetti. Tutti d’accordo? Siamo intesi?
La compagnia si dispose in fila indiana prima di
riprendere il cammino. Dwinar apriva il gruppo, seguito da Kassandra con il suo
arco. Dietro venivano il ladro e il mago; infine, Fenicia teneva una mano al
paladino, che procedeva all’indietro con la spada sguainata in alto,
illuminando il percorso a tutti. Poi ricominciarono a scendere, lentamente,
mantenendo l’equilibrio a fatica sui gradini scivolosi. Un’esclamazione ruppe
il silenzio quando Silgor appoggiò male la caviglia e scivolò, ma la sua caduta
fu subito interrotta dalla cugina. Il silenzio si ristabilì quasi subito. Non
appena Dwinar alzò il piede dall’ultimo scalino, vide un lampo argenteo
sfrecciargli davanti agli occhi, e un tonfo sordo risuonò nella grotta: un
grosso pesce era saltato fuori da una pozza sul pavimento, passando a pochi
centimetri dalla faccia del nano e schiantandosi contro la parete a fianco a
lui. Un moto di stupore percorse la compagnia, mentre gli ultimi cercavano di
sporgersi dai gradini per capire cosa fosse successo. Dwinar tentò di sferrare
un colpo alla bestia, che però sgusciò via sotto le sue mani evitando il
fendente. Mentre il pesce si contorceva per provare ad attaccare di nuovo,
improvvisamente una freccia lo spedì a piantarsi contro il muro di roccia, e
dopo pochi istanti un’altra lo trafisse uccidendolo. Kassandra si avvicinò al
cadavere, riprese le frecce, le pulì un po’ sfregandole a terra e le riinfilò
nella faretra.
- Tutto a posto, era solo un barracuda di palude.
Pensandoci, potrebbero essercene altri nella pozza, è meglio se stiamo
all’erta. Comunque, questo posto è proprio strano!
La stanza in cui erano sbucati non era molto ampia, ed
era occupata per circa metà dalla grossa pozza di acqua salata sul pavimento.
Le piccole conchiglie e alghe presenti sulle pareti fino all’altezza di circa
un metro lasciavano intuire che, durante l’alta marea, la stanza venisse
parzialmente sommersa dall’acqua marina. Del resto, molte di quelle gallerie
sotterranee a Riddleport erano state scavate proprio dall’acqua, nel corso dei
millenni, ed ampliate poi dagli abitanti del luogo. La stanza aveva un’unica
uscita, che immetteva in un altro corridoio buio.
- Bene, rimettiamoci in posizione e proseguiamo. Dobbiamo
tentare di raggiungere Saul, e ha già troppo vantaggio.
La fila indiana si ricompose, Dwinar in testa, ma proprio
mentre anche gli ultimi stavano per lasciare la caverna, un richiamo ruppe il silenzio.
- Ce n’è un altro! Occhio!
Enomis aveva visto la seconda creatura uscire dal
laghetto e strisciare sul terreno diretta verso di loro. Mentre si preparava a
fronteggiarlo, altre due frecce sibilarono nell’aria e si conficcarono nelle
scaglie dell’enorme pesce; il corpo del barracuda si contorse su se stesso per
il dolore, poi si fermò per sempre.
- Cazzo, Kassandra. Oggi ci siamo svegliati col piede
giusto, eh? Non male...
L’elfa tornò nuovamente a raccogliere le due frecce, e le
soppesò con una mano. Poi si girò con un sorriso, e fece l’occhiolino a Enomis.
- Saranno queste due, che sono particolarmente fortunate!
Dai, andiamo...
Mentre passava a fianco a Silgor per rimettersi in fila,
il cugino le diede una pacca sulla spalla. Kassandra sorrise anche a lui,
visibilmente soddisfatta.
Dopo qualche minuto, il gruppo arrivò ad un bivio. Il
corridoio si divideva in due tunnel che si inoltravano nell’oscurità, e che ad
un occhio non allenato sarebbero parsi assolutamente uguali. Kassandra si chinò
a terra ad osservare il terreno, smosse un po’ di terra, poi passò una mano
sulle pareti con tocco esperto; infine, prima di girarsi verso gli altri, emise
il suo verdetto.
- Saul è andato di qua, sbrighiamoci.
- Un momento, un momento... Questa galleria è stata
scavata a mano, non è naturale come le altre, e in più sembra che non ci sia
passato nessuno da moltissimo tempo... Forse dovremmo dare un’occhiata.
Era stato Dwinar a parlare; la sua conoscenza delle rocce
faceva sì che su questo tipo di cose fosse praticamente infallibile.
- Dare un’occhiata? Stiamo inseguendo un tizio che ha
tentato di ucciderci, gli abbiamo già concesso mezz’ora di vantaggio,
nonostante questo sappiamo esattamente dov’è andato, e tu vuoi fermarti a “dare
un’occhiata”? Seriamente, ma che cazzo...?
- Beh, il tunnel è artificiale... Perchè qualcuno
dovrebbe scavare un tunnel artificiale qui sotto? Non dico che debba esserci
nascosto un tesoro... Però dico che è possibile. E a me piacciono i tesori.
- Tesoro? Un momento, ha detto tesoro. Sì, io sono col
nano, decisamente.
- Per Nethys, c’è un solo momento in cui voi due non
pensiate all’oro?
Tom e Dwinar si guardarono con gli occhi spalancati a
sottolineare l’assurdità della domanda. Come se ci fosse stato altro a cui
pensare, a parte l’oro!
- Ok, ok, domanda stupida, probabilmente no. Però,
pensate un attimo al motivo per cui siamo qui. Quel ciccione bastardo ci ha
sfruttati per settimane, ci ha fatti lavorare per lui, e poi ha tentato di
ucciderci; e non l’ha nemmeno fatto da uomo, ma da codardo, mandandoci in una
fottuta trappola. Senza contare il fatto che molto probabilmente ci sarebbe
anche riuscito, ad eliminarci, se non fossero arrivati Kwava e Fenicia ad
aiutarci. Davvero volete lasciarlo
scappare? Davvero non volete fargliela pagare come si deve? Dwinar, davvero non
vuoi infierire sul suo cadavere squartandolo con violenza? Tom, davvero non
vuoi impossessarti di quell’enorme chiave d’ottone che ha al posto del braccio?
Il discorso di Silgor sembrava aver fatto centro; l’elfo
sapeva che, quando si trattava di creature così semplici, far leva
sull’orgoglio e sugli interessi personali era sufficiente a far cambiare
qualsiasi idea, il più delle volte. Dopo qualche bisbiglio e qualche grugnito,
entrambi tornarono al loro posto nella fila, e la compagnia riprese il passo.
Non ci misero molto prima di arrivare ad un secondo
bivio, che però era molto diverso dal precedente. Una puzza di marciume e
sporcizia stagnava nell’ambiente, facendo arricciare le narici a tutti;
inoltre, dal soffitto pendevano delle strane stalattiti di cristallo, bianche e
luminose. Annusando l’aria, Silgor richiamò alla memoria uno dei suoi vecchi
tomi di Storia dei Popoli, e capì con cosa aveva a che fare.
- Ehi, gente, chi di voi sa cos’è un troglodita?
Le occhiate che ricevette gli fecero intuire la risposta.
- Molto bene, allora ascoltatemi attentamente. I
trogloditi sono un antico popolo di rettili antropomorfi, che si stabilì sulla
terra moltissimi anni fa. Anche se sembrano delle bestie, le loro abitudini
tribali e la loro organizzazione in gruppi hanno da sempre affascinato tanto
gli storici quanto i sociol...
- Ehi, ehi, ehi. E’ tutto interessantissimo eh, però
magari... Taglia corto, se riesci.
- Tagliare corto? Tagl...? Oddio, va bene. Questa è puzza
di trogloditi, quindi probabilmente siamo vicini ad una colonia. No, non sono
amichevoli. Sì, sono pericolosi. Sì, dobbiamo fare attenzione. Tutto chiaro?
- ... Cristallino.
Silgor lanciò al nano un’occhiata visibilmente gelida, e
storse la bocca in una smorfia di sdegno; poi, curiosamente, quell’ultima
parola fece tornare la sua attenzione altrove.
Già, a proposito di
cristalli.... Quelli li ho già visti da qualche parte, sono sicuro di averli studiati,
eppure.... Proprio non ricordo....
- Ragazzi, ma... Quei cosi si muovono!
L’osservazione di Kassandra fu quasi inutile, perchè
ormai tutti stavano guardando verso le strane sporgenze. I cristalli sembravano
pulsare di un’energia sconosciuta, e pareva proprio che avessero iniziato a
spostarsi; tutti ci misero un po’ a capire che in realtà le rocce erano solo la
corazza esterna di due grossi vermi, fino ad allora probabilmente addormentati,
e che stavano scendendo verso la compagnia.
Tuttavia la lotta non fu molto impegnativa, anche quando
altri due vermi si aggiunsero ai precedenti strisciando dal tunnel di sinistra:
principalmente, ciò fu dovuto agli interventi di Kassandra. La ranger era
rapidissima, e tempestava le creature con una pioggia di frecce, quasi sempre
colpendo punti vitali; mentre numerosi colpi di Dwinar ed Enomis andavano a
vuoto o si infrangevano contro la corazza cristallina, i dardi sfrecciavano
nell’aria conficcandosi in profondità nella carne dei vermi.
Quando anche l’ultimo cadde, sfinito dai colpi magici di
Silgor, i due cugini si diedero il cinque con un largo sorriso di
soddisfazione.
- Cos’è, ti sei messa a fare tiro al bersaglio di notte
senza dirmi niente? Cavolo ragazzi, visto che roba? Li ha...
- Shhh! Ascoltate.
Alle parole di Dwinar, il mago si zittì. Dalla galleria
di destra arrivavano, sempre più distinti, dei passi, e a poco a poco la puzza
stava aumentando. Enomis ripose la spada nel fodero per nascondere la luce, e
trascinò i compagni dietro una sporgenza in prossimità del bivio, pochi istanti
prima che sei creature orribili, a metà tra uomo e rettile, sbucassero da
dietro l’angolo. Tutti trattenevano il respiro, mentre i sei trogloditi davano
loro le spalle; per il momento, sembravano non essersi accorti di nulla. Enomis
diede un colpetto col gomito a Silgor, con la chiara intenzione di voler
sfruttare l’effetto sorpresa, ma nella mente del mago si stava formando
un’altra idea. Sussurrò pianissimo, sperando di essere sentito solo dai
compagni.
- Non attacchiamo
per primi... Aspettate...
Proprio mentre sembrava che i rettili stessero per
riprendere il cammino, uno dei sei trogloditi alzò una zampa per richiamare
l’attenzione degli altri, e annusò l’aria insistentemente. Poi girò piano il
muso, e non appena posò lo sguardo sugli estranei addossati al muro le cavità
sotterranee risuonarono del suo urlo feroce.
Silgor non ci pensò due volte: sapeva che era l’unica
possibilità che aveva. Con un passo avanti, iniziò a pronunciare delle parole
in draconico, la lingua di quelle immonde creature. Gli altri lo guardavano con
gli occhi sbarrati mentre sentivano strani suoni striduli e sibilanti uscire
dalle sue labbra.
- Non
vogliamo farvi del male, veniamo in pace. Siamo solo di passaggio, e non
intendiamo attaccarvi. Vi prego, fateci passare, non faremo nulla al vostro
clan.
Per un attimo il tempo si fermò, e la speranza che i
rettili si dimostrassero ragionevoli parve possibile. Poi, un altro urlo roco
squarciò l’aria, e i trogloditi imbracciarono le rudimentali armi che avevano
al fianco. Una terribile puzza investì come un’onda i combattenti del gruppo, e
Kassandra parve boccheggiare, ma il paladino se ne accorse e sfiorandola con
una mano carica di energia benefica riuscì a farla riprendere. Silgor vide
Dwinar ed Enomis lanciarsi all’attacco sulle creature più vicine, mentre
Kassandra e Tom caricavano i proiettili per dare supporto dalle retrovie. Il
mago fece un balzo indietro cercando di mettersi al riparo.
- Fermatevi!
Avete ancora una possibilità! Fermatevi o sarete tutti sterminati!
Silgor sapeva che questo secondo tentativo era ancora più
disperato del primo, e mentre parlava si preparava ad attaccare i trogloditi
con un cono infuocato. Proprio mentre stava tentando di concentrarsi per
lanciare l’incantesimo, però, una delle bestie gli fu addosso e lo colpì sul
volto con la mazza; il mago accusò il colpo con un urlo ed indietreggiò di
qualche passo. Uno sguardo al resto del gruppo rivelò che la situazione era
tutt’altro che rosea. Ai sei trogloditi iniziali se ne erano aggiunti degli
altri, e ora il gruppo era in netta inferiorità numerica. Un urlo di Tom
richiamò la sua attenzione.
- Sono troppi! Ritirata! Scappiamo!
Dwinar ed Enomis, circondati dalle bestie, combattevano
come leoni, e anche il piccolo halfling era stato coinvolto in un combattimento
corpo a corpo. Dalle retrovie, altri trogloditi attaccavano i nemici con grosse
lance rudimentali. Fenicia, circondata da un alone dorato, tentava di curare il
gruppo con gli ultimi incantesimi che le rimanevano, e Kassandra bersagliava
con le sue frecce il troglodita davanti a Silgor. Proprio mentre stava per
ricevere un altro colpo dalla creatura, questa cadde a terra con una freccia
conficcata nel collo: ora davanti al mago la via era libera. Silgor chiamò a
raccolta tutta l’energia che gli rimaneva: sapeva che questo sarebbe stato
l’ultimo incantesimo che avrebbe potuto lanciare, ma la situazione era critica.
Ricordando ciò che aveva fatto solo poche ore prima nella bisca, stese le mani
di fronte a sè, si concentrò sulle orde di nemici, e pronunciò la formula. La
sfera di fuoco esplose in mezzo alla caverna e si diresse verso il troglodita
più vicino, la cui carne bruciò scoppiettando. Mentre le urla selvagge delle
bestie riempivano l’aria, Silgor scagliò la palla infuocata verso altri due
trogloditi, vicini a Dwinar; uno dei due riuscì a saltare di lato, ma il calore
lo ridusse comunque in cenere.
La grotta era illuminata a giorno, e la compagnia
combatteva con più energia; Tom era scomparso, ma i due guerrieri continuavano
a dimenarsi al centro della mischia, e il numero di trogloditi continuava ad
abbassarsi con rapidità impressionante. Con la fronte imperlata di sudore per
lo sforzo e per il calore, il mago mosse ancora le mani, e l’enorme palla di
fuoco incenerì altre due bestie, prima di spegnersi definitivamente. Ormai i
trogloditi rimanenti erano pochi, e cadevano sotto i colpi degli altri
combattenti. Silgor vide Enomis tagliare di netto la testa di un troglodita con
tutta la mole del suo spadone a due mani, e Dwinar poco dietro di lui sembrava
posseduto da una furia distruttrice: subito dopo aver ucciso un nemico, era già
addosso ad un altro, instancabile. Il mago lo osservò piantare l’ascia nel
petto ad uno dei rettili e subito dopo lanciare una delle sue bipenni verso un
altro troglodita, colpendolo alla spalla. Pochi istanti dopo, il combattimento
era terminato.
La scena che si presentava era raccapricciante: una
quindicina di trogloditi giacevano a terra morti, con arti o teste mozzate,
frecce conficcate nella carne, o completamente ustionati; il sangue nerastro
continuava a scorrere dai cadaveri, rendendo il terreno già umido ancora più
scivoloso.
La tregua durò poco, perchè un fischio acuto proveniente
dal corridoio di destra richiamò l’attenzione del gruppo.
- Tom! Cazzo...
Tutti tranne Dwinar scattarono in quella direzione.
Camminando in una fanghiglia maleodorante, videro Tom a terra, e vicino a lui
una creatura il cui aspetto ripugnante li lasciò di ghiaccio per un attimo. Un
enorme insetto, simile a uno scarafaggio, dimenava sei zampe sottili e arcuate.
Al posto della testa c’era un’escrescenza simile a un fungo, e la creatura
sembrava emettere vapori velenosi.
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