Silgor aprì gli
occhi lentamente.
L’oscurità era
fitta intorno a lui, e prima che lo sguardo potesse abituarsi furono gli altri
sensi a dargli una prima impressione di dove si trovava. Era seduto, e l’acqua
fredda gli arrivava alla cintola; le vesti ormai erano inzuppate, quindi
dedusse che doveva trovarsi in quella posizione da un po’. Un forte odore di
rifiuti e marciume gli riempiva le narici, e riusciva quasi a sentire in bocca
il sapore dolciastro di resti organici in decomposizione. Alle orecchie gli
giungevano suoni indistinti, grugniti, passi veloci, lamenti lontani.
Quando finalmente
gli occhi riuscirono a delineare il profilo del luogo in cui si era
risvegliato, aveva ormai capito, e non si stupì di vedere la sagoma del pennone
ergersi nel cielo notturno.
Qualcosa non gli
tornava, però. Dov’era la compagnia? Cos’era successo agli altri? E poi,
com’era arrivato lì? Non ricordava nulla.
Lentamente, con
fatica, provò a tirarsi su; ma non appena fu in piedi, un soffio caldo sulla
guancia destra gli gelò il sangue. Girò piano la testa, deglutendo, finchè si
trovò davanti ad un orribile ghigno malvagio. Due occhietti rossi lo fissavano
dalle tenebre, e i denti digrignati emettevano un rumore agghiacciante; poi, il
ratto produsse una specie di ruggito profondo.
In preda al panico,
Silgor fece un balzo indietro e tentò di pronunciare le parole di un
incantesimo, ma le sue labbra erano bloccate. Cercò allora l’arma, ma si
accorse di non avere nulla addosso oltre alle vesti fradicie. Mentre altri
occhi spuntavano alle spalle del ratto mannaro, il mago terrorizzato capì che
era arrivata la sua ora. Si girò di scatto, tentò di correre via, ma l’acqua
gli arrivava alle ginocchia impedendogli la corsa; con un brusco movimento
tentò di saltare, ma qualcosa gli afferrò la caviglia a mezz’aria...
THUM.
Per prima cosa, ci fu il dolore alla testa; poi arrivò la
consapevolezza di essere appena caduto dal letto; infine, il residuo della
paura provata nel sogno che lasciava pian piano posto a una sottile vergogna.
Kassandra, che era sveglia da un po’, lo aveva visto.
- Tutto a posto, cugino?
- Sì... sì, tutto a posto. Ho solo fatto un sogno un po’ più
vivido del solito... Niente di che, comunque. Che ore sono, piuttosto? Gli
altri sono già svegli?
- È ancora presto, ma tra poco si alzeranno, credo; Kwava invece
si è svegliato un’oretta fa. Ora è partito per tornare al suo clan e fare rapporto,
ma ci ha lasciato qualcosa da mangiare. È tutto di là, nella tenda centrale.
- Mh. Allora vado... Vado a fare colazione, sì. Grazie. Ci
vediamo tra un po’.
Il pasto frugale lo aiutò a concentrarsi su ciò che
avrebbero dovuto fare quel giorno, e gli fece anche tornare in mente un’idea a
cui stava lavorando da un po’. Finì di mangiare, poi aspettò che il ladro e il
nano si svegliassero; a quel punto, li prese da parte e gli fece capire che
aveva qualcosa di interessante da proporgli. Poco dopo, si incontrarono fuori
dall’accampamento.
- Bene ragazzi, innanzitutto premetto che quello che sto per
dirvi è altamente confidenziale. Preferirei che non ne parlaste con nessuno,
per preservare l’unione della compagnia. D’accordo?
Tom e Dwinar si guardarono un attimo, e quando si accorsero
che nessuno dei due sapeva di cosa stesse parlando l’elfo, fecero un cenno di
assenso con la testa.
- Ottimo. Allora, Dwinar, ho visto che dopo il nostro ultimo
combattimento hai raccattato dai cadaveri un po’ di armi interessanti. Sono armi
perfette, vero? Sicuramente vendendole potresti farci un po’ di soldi. Io,
però, potrei conoscere un modo per fare molti più soldi. Anche dieci volte
tanto.
Fu solo a questo punto che Silgor ebbe l’attenzione completa
dei compagni. Dwinar strizzò gli occhi e lo fissò più intensamente, e Tom smise
di giocherellare col cannocchiale. L’elfo sapeva che proprio loro due, tra
tutta la compagnia, sarebbero stati particolarmente interessati ad un bel
guadagno, e sapeva anche che sarebbero stati disposti a rischiare un po’ per
ottenerlo. Dopo una breve pausa in cui osservò le reazioni dei due, riprese.
- Il piano è molto semplice: conosco un modo per far
sembrare quelle armi degli oggetti magici. Credo che tutti e due sappiate
quanto un’arma magica sia più rara e costosa di un’arma semplice. Ovviamente,
se il mercante da cui andiamo sarà convinto che siano davvero armi magiche, ce
le pagherà parecchio...
Gli occhi del nano e dell’halfling si erano come illuminati.
- Ok: come vi dicevo il piano è semplice, ma rischioso. Io e
Tom dovremmo and...
- Il 50 percento è mio.
- ... Prego?
Dwinar lo stava guardando con un sorriso furbo.
L’espressione era ferma e decisa, e il nano non sembrava disposto a cambiare
idea.
- Ho detto che il 50 percento di quello che guadagniamo è
mio. Del resto le armi le ho io.
- Sì, ma l’incantesimo lo faccio io, e il rischio lo
corriamo noi due; tu non entreresti nemmeno in città. E comunque, anche
prendendo il 30 percento, probabilmente guadagneresti di più che non vendendo
semplicemente le armi. Non ha senso che...
- Voglio il 50 percento. E non mi piacciono quelli che
parlano troppo. Se vogliamo farlo, queste sono le mie condizioni. Se no,
niente.
Silgor guardò Tom sconcertato, ma l’halfling non aveva
spiccicato parola. Il mago stava per accettare, ma un moto di rabbia gli montò
dentro: aveva pensato al piano per giorni, e di certo non era così che sarebbe
dovuto andare. Guardò il nano, stizzito, e replicò.
- Bene, allora niente. Peccato, avremmo potuto mettere su un
po’ di soldi. Evidentemente l’intelligenza non è una dote molto diffusa in
questa compagnia.
Detto ciò, li lasciò entrambi lì e tornò all’accampamento.
La mattinata era ancora all’inizio, e la compagnia aveva
parecchio da fare. Si riunirono tutti nella tenda centrale dell’accampamento,
per discutere su cosa fare in merito a Saul e alla bisca del Goblin d’Oro;
Silgor notò che seduta insieme agli altri c’era anche Fenicia, la chierica che
aveva salvato la vita a lui e alla compagnia la sera prima. Evidentemente,
aveva intenzione di unirsi a loro. Enomis, col suo solito carisma, prese la
parola.
- Ragazzi, oggi è il giorno in cui regoliamo i conti. Anche
se è dura ammetterlo, Saul ci ha traditi, e sicuramente non possiamo fargliela
passare liscia. Abbiamo lavorato per lui per settimane, ci ha fatto fare il
lavoro sporco, e pensava di potersi liberare di noi facilmente, quando abbiamo
iniziato a diventare “scomodi”... Fortunatamente non ci è riuscito, e ora tocca
a noi pensare a come agire. Probabilmente lui ci crede morti, ma di sicuro sta in
guardia; non possiamo e non dobbiamo rischiare di mandare tutto a puttane.
- Spacchiamogli il cranio.
- Sì, Dwinar, l’idea è quella, ma ci conviene elaborare un
piano. Di certo non possiamo andare alla bisca ed entrare spaccando tutto... (a
queste parole, il nano abbassò il capo con un’evidente smorfia di disappunto)
... perchè quasi sicuramente ora Saul si è circondato di guardie del corpo. No,
stavolta dobbiamo essere furbi. Qualcuno ha qualche idea?
I compagni si guardarono spaesati, cercando di pensare ad un
piano da attuare. Finora non l’avevano mai fatto, erano sempre andati cecamente
all’attacco; ma in effetti, finora si erano sempre salvati quasi per miracolo.
Enomis di certo non aveva tutti i torti, per una volta pianificare non sarebbe
stata di sicuro una mossa stupida. Silgor provò ad esprimere quello che gli
ronzava in testa.
- Beh, io conosco un incantesimo che può modificarmi il viso.
In pratica posso andare lì senza che nessuno sappia che sono io. Però una volta
lì, cosa faccio? Tutti i miei altri incantesimi sono di attacco, non ho abilità
particolari.
- Aspetta... Sei bravo a scrivere, vero?
- Bravo a scrivere? Scherzi? Posso imitare qualsiasi tipo di scrittura, se ho
un po’ di tempo a disposizione. Non per vatarmi, ma difficilmente ho incontrato
falsari più abili di me... Ma scusa, questo cosa c’entra?
- Qualsiasi tipo di scrittura... Dwinar, hai ancora quel
biglietto che avevi trovato?
- Palladino, sei un genio! Dwinar, passa il biglietto a mio
cugino!
Il nano estrasse il foglietto stropicciato da una tasca, e
lo porse al mago. Gli bastò una rapida occhiata per capire che l’impresa non
sarebbe stata difficile.
- Ma sì, anche la firma è facile, è solo una “Z”! Datemi
mezz’oretta e vi scrivo una lettera firmata da Mister Zeta in persona. Ho solo
bisogno che qualcuno me la detti, e ovviamente dev’essere scritta nel gergo dei
ladri... Tom, dammi una mano.
Mentre i due componevano la falsa lettera, Enomis finì di
definire il dettaglio del piano. Stavolta non si sarebbero fatti trovare
impreparati; Silgor sarebbe andato da solo alla bisca, col pretesto di
consegnare la lettera, seguito a breve distanza da Fenicia e dai due guerrieri
del gruppo, camuffati da mendicanti grazie alle abilità dell’halfilng. Tom e
Kassandra avrebbero monitorato la situazione dai tetti. La lettera era
perfetta, e anche un occhio esperto avrebbe fatto fatica a distinguere la firma
fasulla dall’originale; tutto era calcolato nei minimi dettagli. Restava solo
un dubbio, e Fenicia parlò esprimendo quello che forse tutti stavano pensando.
- Questo incantesimo che dici.... Siamo sicuri che ti
renderà irriconoscibile? Dipende tutto da quello... Non possiamo rischiare di
fallire...
Silgor sorrise tranquillo, poi per tutta risposta
pronunciò delle strane parole; si sfiorò il viso con un dito, e la
trasformazione avvenne sotto gli occhi increduli della compagnia.
La pelle si scurì lentamente, mentre le fattezze
cambiavano forma. Il naso diventava più lungo, il viso più magro, gli zigomi
pronunciati, le labbra sottili e scure. Gli occhi presero un colore rosso
intenso, e i capelli assunsero un taglio giovane e ribelle, con un cresta
centrale. Infine, una larga cicatrice partì dalla fronte per attraversargli
l’occhio sinistro e terminargli sulla guancia.
- Che dite, così può andare?
Persino la voce era un po’ più profonda. Sguardi di
soddisfazione e incredulità attraversarono la compagnia, che si mise in marcia
poco dopo, diretta alla bisca, Silgor in testa.
Questa volta, niente
può andare storto...
"Questa volta, niente può andare storto.."
RispondiEliminaE invece...
Ahahah cugino è bellissimo!!!!!!
Minkia l'incubo! Che dire, mitico Etto!
RispondiEliminaP.S.: se non si era capito su fb non scrivo più perchè sono stato punito da matrix
Tanta roba Dwinar xD
RispondiElimina