venerdì 7 giugno 2013

Incendio al Goblin d'Oro, Parte 2: "Fuoco e fiamme"

Il sole era allo zenit, e la luce abbagliante si rifletteva sui tetti di Riddleport e si riversava nelle strade principali. La brezza fresca che saliva dal mare manteneva mite la temperatura, e in quel momento la città sembrava quasi un luogo felice. La gente popolava le vie principali, dal mercato arrivavano le urla dei venditori di pesce, e lo spettacolo che si presentava era un caleidoscopio di suoni e colori. Certo, bastava non girare gli occhi verso quei vicoli che rimanevano in ombra anche a quest’ora del giorno, quelle stradine dimenticate da Dio, dove la notte era perenne...
La bisca sembrava un locale fantasma. Il portone e tutte le finestre erano sbarrate da assi, e dall’interno non proveniva un suono; l’intero Goblin d’Oro pareva immerso in un’atmosfera distaccata dal resto della città. Silgor diede una rapida occhiata dietro di sè, verso i “mendicanti” di cui conosceva bene la vera identità, poi si avvicinò di più al portone di legno, e quando fu a portata bussò energicamente.

Ok, è il mio momento.... Cerchiamo di non fare cazzate. Contano tutti su di me. Si va in scena.

- Sono venuto per consegnare una lettera, è molto importante. Devo portarla a Saul Vankaskerkin in persona. Vengo per conto di...

Oh cazzo, come si chiamava il tipo? Zara, Zorba.... Era una roba con la Z.... Ok, non posso rimanere zitto, devo inventarmi qualcosa....

 - ... Zeta. Vengo per conto di Zeta.

Silgor rimase fermo davanti alla porta, i nervi tesi al massimo, consapevole della gaffe. All’interno si sentivano solo dei passi leggeri e affrettati; il mago non aveva idea di cosa stesse succedendo. Proprio mentre stava per bussare di nuovo, un dolore lancinante alla spalla destra lo fermò di colpo e gli fece cacciare un rantolo, mentre veniva spinto dentro al portone che nel frattempo si era socchiuso.

Ma PORCO NETHYS! Per una volta avevamo un fottuto piano, e non è durato nemmeno trenta secondi! Cazzo, che dolore... Ok, calma Silgor, forse puoi ancora rimediare...

- Ehi ehi ehi ehi, fermi! Un secondo, un secondo! Io non so niente! Sono solo un messaggero, niente di più! Mi è stata data questa lettera, è firmata, controllate di persona! Non ne so nulla, giuro...

L’elfo tirò fuori dalla tasca interna il manoscritto, e lo aprì davanti agli occhi del primo scagnozzo che vide. Tutti si fermarono, mentre il ladro osservava la firma. La vita di Silgor era appesa alla sua abilità di falsario.

- Ok, vieni con me, e non fare scherzi.

Senza dargli la possibilità di alzarsi, il furfante lo prese per un braccio e lo trascinò dietro di sè. Altri tre ladri li seguivano. Il pugnale era ancora conficcato nella spalla di Silgor, che faticava a rimanere lucido a causa del dolore. L’elfo cercava di concentrarsi sulle sue prossime mosse: giocandosela bene, probabilmente sarebbe riuscito a uscire vivo da quella situazione. Ma doveva rimanere vigilie, e non poteva più permettersi scivoloni come quello dell’entrata.
I suoi pensieri, però, furono interrotti bruscamente. Un boato scosse la stanza, mentre il portone di legno esplodeva verso l’interno della bisca in una pioggia di scheggie ed assi. La luce penetrò di colpo accecando per un istante i presenti, che subito dopo videro la figura possente che si ergeva sulla soglia; per un attimo il tempo si fermò su questa strana immagine, poi il paladino riprese la sua carica gettandosi sul ladro a lui più vicino con un urlo selvaggio. L’enorme massa di muscoli e metallo raggiunse il malcapitato in pochi istanti, e con un gesto rapido e secco Enomis tagliò di netto la testa del nemico. Il paladino gettò un’occhiata soddisfatta alla testa che volava a mezz’aria, poi ingaggiò il combattimento con un altro furfante.
Silgor realizzò nello spazio di un secondo che i rinforzi sarebbero arrivati da lì a poco, e reagì il più velocemente possibile. Con uno strattone si liberò dalla presa del malvivente, e tentò di allontanarsi schivando un fendente che gli passò a pochi centimetri dal volto. Poi, d’improvviso, sentì che il suo corpo veniva pervaso da nuova linfa vitale: con uno sguardo, si accorse che dalla porta erano entrati anche il nano e la chierica, e proprio da questa scaturiva una luce intensa.

Bene, ora sono cazzi amari, belli miei. Non si scherza con un Invocatore.

Il ladro che prima lo trascinava gli era già di nuovo addosso, e stava per attaccarlo nuovamente. Senza nemmeno pensare, Silgor fece un lungo balzo all’indietro, e mise le mani davanti a sè. Le parole dell’incantesimo erano già pronte, le vedeva davanti agli occhi stampate in caratteri fiammeggianti: gli bastò pronunciarle. Improvvisamente, un’enorme massa infuocata si formò davanti al mago, assumendo una forma sferica che cresceva sempre di più; lo scagnozzo di Saul non ebbe nemmeno il tempo di capire cosa stava succedendo, mentre la palla infuocata, alta come due uomini, gli si scagliava addosso. Un urlo atroce squarciò la stanza, unito al crepitio della carne che bruciava; poco dopo, tutto ciò che rimaneva del ladro era un mucchietto di cenere.
Le pareti di legno della bisca divamparono a contatto con la gigantesca sfera di fuoco, e in pochi secondi un’intera ala del Goblin d’Oro stava andando a fuoco. In quel momento, una pioggia di frecce iniziò a cadere dal sistema di passerelle posto sul soffitto del locale. Mentre i due guerrieri combattevano dietro di lui e Fenicia manteneva il gruppo in buone condizioni, Silgor spostò la mano destra verso l’alto, puntando uno degli arcieri; seguendo perfettamente il movimento dell’arto, il globo incandescente si scagliò sul nemico, incenerendolo; i drappeggi presenti sul percorso contribuirono a diffondere le fiamme, prendendo fuoco come fogli di carta in un camino.
Silgor era pervaso da una furia distruttrice, sentiva il potere della magia che gli scorreva nelle vene come lava incandescente, vedeva davanti a sè la devastazione causata dai suoi incantesimi, e ormai l’adrenalina gli offuscava la ragione. Il suo sguardo incrociò quello di un altro arciere, le sue dita si alzarono nuovamente, e un largo cono di fiamme si sprigionò all’istante da esse, dirigendosi verso il malcapitato. Mentre ormai tutta la bisca aveva cominciato ad ardere, Silgor fu scosso da un grido di Fenicia.

- Qui brucia tutto! Via!

Assi infuocate ormai stavano iniziando a cadere dal soffitto, e la temperatura nella stanza diventava insostenibile; l’elfo si girò verso la porta e si diresse verso l’uscita il più rapidamente possibile, schivando i proiettili incendiati che ormai piovevano dal piano superiore.
Una volta fuori, i quattro ebbero tempo di riprendere fiato. Ristabilitosi dopo l’ondata di adrenalina, Silgor si asciugò il sudore dalla fronte; poi alzò lo sguardo, e si accorse che lo stavano guardando tutti con un’espressione attonita. Pensò un attimo a ciò che era appena accaduto, e si rese conto che effettivamente non era stata un’impresa da poco.

- Sì beh, forse la situazione mi è un po’ sfuggita di mano... Però è stato efficace, no?

Mentre tutti lo guardavano, ancora sbalorditi, una figura piombò dal tetto sopra di loro atterrando proprio accanto all’elfo.

- Ragazzi, ma che cazzo...?
- Kassandra! Beh, è stato Silgor, a quanto pare oggi è particolarmente ispirato... Stavamo combattendo nella bisca, ma di Saul nemmeno l’ombra. Tu e Tom dove siete finiti? E a proposito, dov’è Tom?
- Quindi questi sarebbero i nuovi incantesimi di cui mi avevi accennato? Alla faccia... Comunque siamo riusciti a entrare dal piano di sopra, e abbiamo visto Saul. Aveva due guardie del corpo, e con lui c’era anche l’Imp. Ci hanno visti, e siamo scappati, ma Tom stava tentando di rientrare da un’altra finestra. Ho provato a dirgli che non era una buona idea, ma non c’era più tempo.
- Ok, cerchiamo di riorganizzarci un secondo. Monitoriamo le uscite: se Saul cerca di scappare dobbiamo prenderlo. Conviene sorvegliare anche la porta sul retro. E non credo che dovremo aspettare molto, tra qualche minuto la bisca sarà una camera ardente...

Tutti capirono che bisognava agire in fretta: ciò che aveva detto Enomis era vero, la bisca stava per diventare un ammasso di cenere, e non c’era modo di evitarlo. Con gli occhi fissi sulle fiamme che si levavano sempre più alte, Silgor sapeva che tutti stavano pensando alla stessa cosa: il gruppo non era completo, mancava qualcuno, e quel qualcuno era probabilmente rimasto intrappolato in quell’inferno di fuoco. Dopo qualche minuto Enomis ruppe nuovamente il silenzio, dando voce ai pensieri del gruppo.

- Basta, io vado a cercarlo. Tom è lì dentro, e più aspettiamo più crescono le probabilità che non ce la faccia. Dobbiamo entrare e salvarlo. Ora o mai più.
- No no no no, ehi, aspetta un secondo.... È un tentativo suicida! Quel posto è un forno, non puoi entrarci ora!
- Enomis, se tu vai io ti seguo. Non possiamo aspettare ancora.

Era stato Dwinar a parlare. Silgor si girò verso Kassandra, che con uno sguardo eloquente gli fece capire che anche lei era pronta e decisa a gettarsi tra le fiamme; e il mago sapeva perfettamente che quando sua cugina si metteva in testa qualcosa, farle cambiare idea era impossibile. Proprio mentre Enomis si stava per gettare nuovamente nel pieno dell’incendio, con lo scudo sulla testa, Silgor lo afferrò per un braccio.

- Aspetta.... Se proprio vuoi andare, lascia almeno che ti aiuti come posso.

L’elfo pronunciò velocemente le parole incantate, e subito un lieve campo di energia azzurrina si liberò dalla sua mano e circondò Enomis come un’armatura. Il paladino ringraziò con un cenno della testa, poi si liberò dalla presa e sparì tra le fiamme. Con un urlo selvaggio, Dwinar balzò dietro di lui, e dopo un ultimo, rapido sguardo al cugino, anche Kassandra si gettò nella bisca. Fenicia stava per seguirli, ma Silgor la fermò prendendole una spalla.

- Aspetta... Non ha senso che andiamo. È davvero un suicidio, gettarci tra le fiamme per morire bruciati non aiuterà nessuno. Sei una chierica, no? Allora aiutami a pregare per loro. Forse servirà a qualcosa.

La chierica lo guardò, poi si girò verso l’incendio. Poco dopo, la bisca ormai divorata dalle fiamme collassò su se stessa, crollando completamente. La stretta di Silgor si allentò.

- Beh, magari... Magari sono riusciti a salvarsi. In ogni caso, ora non possiamo fare altro che aspettarli qui... Maledizione, possibile che non riusciamo a fare nulla? Che senso ha avere il potere di evocare incantesimi, se poi non servono...

Silgor abbassò lo sguardo, pensando che erano stati proprio i suoi incantesimi a causare tutto quello. Un moto di orgoglio gli si riaffacciò nel cuore, ma fu subito sommerso dalla consapevolezza e dal senso di colpa. L’elfo si sedette a terra, la testa tra le mani.

- Ehi... Non starai mica pensando che è colpa tua, vero? Smettila, dai, stavamo combattendo, e anzi devo dire che non sei stato niente male! E poi quel bastardo voleva uccidervi tutti, bruciargli la bisca mi sembra il minimo che potevate fargli, no?
- Sì beh, da un certo punto di vista hai ragione...
- Ovvio che ho ragione! Tirati su dai, dovresti essere fiero! Hai dimostrato a tutti che non bisogna farti incazzare... E poi, Tom e gli altri se la caveranno, vedrai. Tra poco li vedremo uscire, saranno solo un po’ abbronzati.

La chierica sorrideva dolcemente, tendendo una mano verso Silgor. Il giovane mago la afferrò e si tirò su, guardandola negli occhi.

Chissà come fa a rimanere così ottimista anche quando tutto promette male. E sta facendo tutto questo per tirarmi su il morale... Questa umana ha cuore, bisogna riconoscerglielo. Oltretutto, non l’ho ancora ringraziata per...

- Grazie del supporto. E visto che siamo in tema, mi è appena venuto in mente che l’altra sera, al pennone, mi hai salvato la vita, e non ti ho nemmeno ringraziata. E anche oggi, con quell’incantesimo di cura... Voglio dire, ti conosco da due giorni e già mi chiedo come abbiamo fatto finora senza di te.
- Non devi ringraziarmi... Lo faccio perchè mi viene naturale. Credo che non sarei una chierica, altrimenti. Certo, anche voi siete strani... Una compagnia senza un chierico? Non se ne vedono molte, ti sei mai chiesto perchè?
- Sì, hai ragione. Il fatto è che in realtà, un po’ di tempo fa con noi c’era un chierico... Ma sarò sincero, non mi ricordo nemmeno come si chiamava. Ci ha lasciati dopo qualche giorno, è rimasto in un monastero a leggere scartoffie e pregare. Tipo strano, comunque. Era vestito completamente di nero, sembrava un becchino, di certo non aveva un aspetto gioviale. E poi, spesso quando parlavamo teneva un piccolo quaderno in cui scarabocchiava in continuazione; pensa che una volta ho provato a sbirciare, e la pagina era coperta di... Beh, diciamo che sembrava avesse una passione per i membri maschili. Spesso riguardava i suoi disegnini e rideva da solo, sotto i baffi. A dire il vero, ripensandoci, anche Tom ogni tanto...
- Ehi, aspetta un secondo! Se sono ancora dentro, non possono essersi allontanati molto... Quindi... Ma sì, sì! Dovrebbe funzionare!
- Scusa, cosa?
- L’incantesimo! L’incantesimo di localizzazione!

Silgor osservò Fenicia turbato, mentre la chierica appoggiava i palmi a terra e sussurrava parole magiche a bassa voce. Sembrava molto concentrata. Per qualche secondo, ci fu un profondo silenzio; poi, la donna esplose di felicità.

- Sono vivi! Tutti quanti, sono vivi e stanno bene! E a quanto pare, sono sotto la bisca... Tu conosci il locale, sai se c’è un piano sotterraneo?
- Cavolo, il sotterraneo! Dove facevano i combattimenti... Sì, se sono lì, so come andarci. Spostando qualche tizzone, dovremmo farcela.

Della bisca del Goblin d’Oro, ormai, non era rimasto più nulla. Le fiamme continuavano ad alimentarsi, ma con meno foga, e il pavimento ora era cosparso da ceneri e tizzoni ardenti. Camminando con attenzione, i due arrivarono alla porta del piano sotterraneo, che era bloccata da una grossa trave infuocata.

- Sicura che siano qui sotto, eh?
- Sì. Dammi una mano con questa...

Entrambi gettarono un urlo per lo sforzo, menando un fendente con la scimitarra impugnata a quattro mani. La trave cedette di schianto, e i due entrarono nel corridoio sotterraneo.
La gioia di rivedere i compagni fu tale che quasi non si accorsero dei due uomini e dell’imp stesi a terra privi di vita; subito dopo, però, sentirono dei rumori concitati provenire dalla stanza dei combattimenti. Davanti all’entrata, nel corridoio, videro Kassandra che lanciava frecce, e tra le urla della lotta che si stava svolgendo all’interno riconobbero la voce di Enomis.
Appena Silgor arrivò all’entrata della stanza, vide una scena molto particolare capitare proprio davanti ai suoi occhi: Tom, che nel frattempo era accorso dal retro, si era gettato sotto le gambe di Enomis; senza lasciargli nemmeno il tempo di alzarsi, un colpo d’ascia lo aveva tramortito, dopodichè il suo corpo fu tirato indietro da Kassandra, il tutto nello spazio di pochi secondi. Per un brevissimo istante, l’elfo si immaginò quanto potesse essere sembrato strano l’intervento di Tom agli occhi del paladino.
Ripresosi dallo stupore, Silgor si girò verso i due combattenti, ma ebbe solo il tempo di vedere Enomis sparire saltando nel buco al centro della stanza. Tutti corsero verso il parapetto, in tempo per vedere il paladino che trafiggeva dall’alto il suo avversario, piantandogli la spada nel collo. L’esultanza, però, durò poco.
Un gigantesco orso bruno travolse Enomis con la sua mole, e il guerriero cadde svenuto contro il muro. I suoi occhi si chiusero per un attimo, ma si riaprirono poco dopo: la luce sprigionata da Fenicia ancora una volta stava portando ristoro a tutta la compagnia. L’orso ruggì di dolore quando un raggio infuocato sprigionato da Silgor gli bruciò il pelo, dopodichè la spada insanguinata di Enomis gli si piantò in profondità nel cuore, ponendo fine alle sue sofferenze. Era finita.

- Uff... Alla fine ci avete raggiunti anche voi, eh ragazzi? Pensavamo che sareste rimasti fuori a prendere il sole ancora per un po’...
- Ehi, meglio tardi che mai, Mr. Simpatia! Se fossi rimasta a prendere il sole, tu staresti facendo un pisolino poggiato contro quel muro. Piuttosto, siete riusciti a trovare Saul?

La frase di Fenicia fece ricordare a tutti chi era l’unico che mancava all’appello.

- Il ciccione! Dov’è finito? Era qui, non ci sono uscite... Non può essere sparito nel nulla!

Tutta la compagnia si precipitò al piano di sotto, ma fu Kassandra a trovare la soluzione, esaminando le tracce rimaste sulla polvere della piccola arena.

- È stato qui, sì... e ha camminato fino.... al centro della stanza.... Qui le impronte si interrompono. Aiutatemi a spostare un po’ la sabbia...

Non appena il gruppo scoprì la botola, saldamente chiusa da un grosso lucchetto, tutti si girarono verso Tom. L’halfling si fece avanti, e osservò a lungo la serratura, con un’espressione che diventava sempre più corrucciata man mano che i minuti passavano.

- Non è facile... Non è facile per niente! Posso provare a scassinarla, ma non garantisco.

Passarono diversi minuti; le piccole mani di Tom muovevano abili gli attrezzi da scasso, pinze e chiavistelli producevano un rumore metallico cozzando contro la massiccia serratura. Dopo un tempo che sembrò infinito, l’halfling si girò, la fronte imperlata di sudore, e aggrottata in un’espressione assieme arrabbiata e imbarazzata.

- No... Non ci riesco. È impossibile, cazzo! Dove l’ha trovato un lucchetto del genere? Ci rinuncio. Lasciamolo lì sotto, il vecchio, tanto dove volete che vada?

Dwinar, che fino a quel momento era stato in disparte ad accarezzare la sua ascia e a lisciarsi la barba, si avvicinò alla botola, e spostò l’halfling con una grossa mano callosa.

- Bene, abbiamo provato con le buone. Ora è il momento di tentare con le cattive.

Il nano impugnò la grossa ascia, e menò un fendente dalla forza spaventosa; il colpo produsse un rumoroso clangore, ma niente di più. Senza perdersi d’animo, continuò a battere contro la serratura, come un fabbro sull’incudine. Tutto il resto del gruppo capì che era l’unica cosa da fare, e ognuno impugnò la propria arma; persino Silgor, nonostante non fosse particolarmente muscoloso, picchiava colpi sul lucchetto con la mazza. Dopo diversi minuti di fatica, finalmente, il lucchetto fu distrutto da un poderoso colpo di spada di Enomis; per un attimo, nella piccola stanza si sprigionò un’esultanza da stadio. Il paladino poi aprì bruscamente la botola, e a tutti apparve una lunga scalinata che spariva nel buio. Silgor capì subito di cosa si trattava.

- Ma certo, come abbiamo fatto a non pensarci... Questo è un ingresso per le profondità. Di Riddleport tutti conoscono la faccia superficiale, che è già abbastanza spaventosa e raccapricciante per scoraggiare un’esplorazione più approfondita; ma gli abitanti sanno che la città ha un altro lato... un lato nascosto. Sotto la superficie, molte delle case e dei locali di Riddleport sono collegati da un fitto sistema di cunicoli sotterranei, che formano una specie di labirinto. Non sarà facile trovare Saul, lì sotto.
- Forse non sarà facile, ma dobbiamo trovarlo. E considerando quanto tempo ci abbiamo messo ad aprire questa fottuta botola, ha già un certo vantaggio. Quindi, ci conviene andare, no? Forza ragazzi, siamo arrivati fin qui, ora andiamo fino in fondo. Possiamo farcela!

Ancora una volta, il carisma di Enomis tirò su il morale della compagnia.

Con rinnovato coraggio, tutti si mossero dietro di lui, inoltrandosi nell’oscurità più totale, un passo dopo l’altro, un gradino alla volta.

2 commenti:

  1. Mitico il flirt con Fenicia!! Il racconto mi ha caricato per la giocata di stasera!!

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