Enomis, figlio di Olrac il “Troll”, erede della
decaduta dinastia dei De Illirgnaz, famiglia deputata alla protezione dei
confini più a rischio regno dei Signori dei Mammut con l'Irrisen.
Dal carattere giusto e puro, Enomis, crebbe seguendo
l’allenamento d’elite che si tramandava da generazione secolari per forgiare i
futuri comandanti delle legioni speciali per le difese del regno.
Purtroppo all’età di solo dieci anni, la sua
famiglia venne attaccata e distrutta da alcune figure avvolte da oscurità, buio
e contornate da bisbiglii di una lingua incomprensibile e lontana, quasi
demoniaca. Ancora oggi non è dato sapere chi o quanti sopravvissuti sono
rimasti dopo quel feroce attacco.
Rimasto solo, Enomis, venne allenato alla giustizia
da un vecchio druido mezz’elfo, maestro di spada e di spirito saggio. Egli
trovò Enomis riverso sul corpo gigantesco, ancora inginocchiato e con gli occhi
aperti, nonostante fosse senza vita, del padre, trafitto e sconfitto da due
lance che gli erano ancora conficcate nel torace, un ascia tra collo e spalla
destra e una ventina di frecce che gli ricoprivano l’intero corpo, mentre in
entrambe le mani aveva ancora ben salde due spade, lunghe due metri l’una e
cosi pesanti ed affilate che un solo colpo vibrate dalle sue possenti braccia
avrebbe potuto tagliare di netto una quercia secolare.
Speruin, il druido, capì con una sola occhiata che
il giovane umano fosse avvinghiato al padre per cinque giorni consecutivi.
Lo stesso Speruin addestrò Enomis a non perdere mai
la lucidità durante un combattimento, ma Enomis, in cuor suo, sentiva che
quegli insegnamenti sarebbero stati vani qual’ora si fosse ritrovato faccia a
faccia con una di quelle creature che avevano dilaniato suo padre.
Passarono sei lunghi anni, Enomis aveva imparato
tutto ciò che Speruin avesse potuto insegnarli. Era abilissimo con qualsiasi
tipo di arma e qualsiasi tipologia e scudo, era freddo e spietato in
combattimento, era dotato di una forza e resistenza rara per un giovane umano,
riusciva a muoversi liberamente anche con le armature più pesanti, aveva
assimilato tecniche di combattimento speciali con la spada quando era ancora
sotto le cure dei De Illirgnaz e le aveva mescolate con quelle rapide ed
altrettanto incisive del suo nuovo mentore. Aveva un animo generoso e giusto,
era leale e buono con chiunque, ma nei suo occhi aveva un’ombra, un’impronta
scura che arrivava dal profondo.
Un giorno soleggiato e luminoso di fine estate,
Speruin portò Enomis in un posto ormai abbandonato, in una raduta all’estremità
del bosco che divideva la loro dimora dall’oceano. Dopo otto giorni di cammino
arrivarono di fronte a delle antiche rovine che avevano incisioni e scritture
arcaiche. La disposizione era quella tipica degli antichi templi, dedicati alla
divinità Iomedae. Durante il cammino il saggio druido aveva spiegato ad Enomis
che la loro meta sarebbe stata un luogo ormai dimenticato da molti abitanti del
nuovo regno, poiché la malvagità si stava impadronendo dei cuori e delle
viscere degli abitanti di Varisia.
La famiglia di Speruin fu devota e protettrice della
divinità. Visse nella parola di Iomedae, di cui sparse il verbo. Ora avrebbe
condiviso i segreti con il suo giovane allievo, poiché da molto tempo non vedeva un umano cosi
avvezzo dalla giustizia e della bontà.
Ben presto, secondo il druido, il giovane avrebbe imparato l’onore, la
fedeltà per la divinità e avrebbe trovato un nuovo coraggio per affrontare ogni
giorno la malvagità e la negatività del regno.
Passarono dieci giorni all’interno del tempio, dove
Enomis, illuminato dalle parole del suo mentore, trovò nuova forza d’animo e
nuovi ideali per vivere.
Immersi nell’addestramento fisico e nella
meditazione i due non si accorsero che il tempo fosse cambiato. Il cielo
intorno alle rovine di incupì e solo un’intensa pioggia fece destare i due,
appena in tempo per accorgersi che due loschi figuri avvolti nelle tenebre gli
stavano raggiungendo ad una velocità spaventosa, armati di lancia ed ascia.
Enomis rimase impietrito. I ricordi si impossessarono della sua mente. Si
riprese solamente quando la punta di una lancia si fermò ad un palmo dal suo
occhio sinistro, fermata saldamente
dalle spade di Speruin. Enomis impugnò la sua lama vagamente ricurva e non scintillante ed
affilata come quella del druido. Cercò di proteggersi alla meglio mentre
continuava ad essere percosso da colpi di ascia cosi rapidi che era per lui
possibile solamente evitarli all’ultimo, ma non gli era consentito prevederli.
Il combattimento proseguiva ormai da alcuni minuti, Speruin teneva egregiamente
testa al suo nemico, costringendolo sulla difensiva; Enomis, invece, nonostante
cercasse in tutti i modi di rimanere lucido e coraggioso, venne sopraffatto dai
fendenti del nemico che non lo ferirono,
ma lo stancarono a tal punto che egli inciampò e cadde di schiena. In un lampo
l’ascia nemica fu sopra il suo petto ma il corpo di Speruin assorbì il colpo.
Vedendo Speruin sanguinante a terra, e capendo che
quelle forze malvagie stavano nuovamente rubando ciò che gli era più caro e che
la propria vita era salva grazie all’ intervento del suo mentore, Enomis si
rialzò di slancio. Impugnò rapidamente le spade di Speruin e per un attimo
quell’ ombra balenò nuovamente nei suoi occhi. Si scaraventò sui due avversari
con forza e velocità sbalorditive. Non riuscì ad avere la meglio sul nemico ma
in compenso li fece indietreggiare e li costrinse ad una momentanea ritirata.
Qualcosa in quel ragazzo ora ricordava suo
parde, il “Troll”.
Tornato in sé si lanciò subito sul corpo esanime del
druido. Lo strinse tra le braccia e promise solennemente di combattere quel
male che gli aveva portato via tutto!!!!!
In quel momento comparve come in un bagliore, una
donna munita di armatura scudo e con in mano una spada lunga che aveva uno
scintillio speciale, come tutta la figura del resto. Ella comunicò con la mente
del giovane e spiegò l’ ammirazione per
il suo onore, la sua bontà d’ animo e la sua lealtà. Gli svelò di essere
Iomedae. La dea lo volle come proprio paladino. Enomis giurò eterna fedeltà
alla dea e promise sulla memoria del padre e sulle spoglie di Speruin che mai
avrebbe esitato a colpire la malvagità e la malignità che avevano gettato nel
caos e nell’ oscurità le menti di molti.
Nel tempio Enomis trovò un medaglione d’ argento che
prima d’ ora non era mai stato presente. Capì che fosse un dono oltre che un
simbolo della dea. Lo indossò e si mise in marcia.
“ Ovunque ci sia il male “ disse tra sé “ Enomis
sarà lì a combatterlo!”