mercoledì 26 marzo 2014

Background: Enomis de Illirgnaz

Enomis, figlio di Olrac il “Troll”, erede della decaduta dinastia dei De Illirgnaz, famiglia deputata alla protezione dei confini più a rischio regno dei Signori dei Mammut con l'Irrisen.
Dal carattere giusto e puro, Enomis, crebbe seguendo l’allenamento d’elite che si tramandava da generazione secolari per forgiare i futuri comandanti delle legioni speciali per le difese del regno.
Purtroppo all’età di solo dieci anni, la sua famiglia venne attaccata e distrutta da alcune figure avvolte da oscurità, buio e contornate da bisbiglii di una lingua incomprensibile e lontana, quasi demoniaca. Ancora oggi non è dato sapere chi o quanti sopravvissuti sono rimasti dopo quel feroce attacco.
Rimasto solo, Enomis, venne allenato alla giustizia da un vecchio druido mezz’elfo, maestro di spada e di spirito saggio. Egli trovò Enomis riverso sul corpo gigantesco, ancora inginocchiato e con gli occhi aperti, nonostante fosse senza vita, del padre, trafitto e sconfitto da due lance che gli erano ancora conficcate nel torace, un ascia tra collo e spalla destra e una ventina di frecce che gli ricoprivano l’intero corpo, mentre in entrambe le mani aveva ancora ben salde due spade, lunghe due metri l’una e cosi pesanti ed affilate che un solo colpo vibrate dalle sue possenti braccia avrebbe potuto tagliare di netto una quercia secolare.
Speruin, il druido, capì con una sola occhiata che il giovane umano fosse avvinghiato al padre per cinque giorni consecutivi.
Lo stesso Speruin addestrò Enomis a non perdere mai la lucidità durante un combattimento, ma Enomis, in cuor suo, sentiva che quegli insegnamenti sarebbero stati vani qual’ora si fosse ritrovato faccia a faccia con una di quelle creature che avevano dilaniato suo padre.
Passarono sei lunghi anni, Enomis aveva imparato tutto ciò che Speruin avesse potuto insegnarli. Era abilissimo con qualsiasi tipo di arma e qualsiasi tipologia e scudo, era freddo e spietato in combattimento, era dotato di una forza e resistenza rara per un giovane umano, riusciva a muoversi liberamente anche con le armature più pesanti, aveva assimilato tecniche di combattimento speciali con la spada quando era ancora sotto le cure dei De Illirgnaz e le aveva mescolate con quelle rapide ed altrettanto incisive del suo nuovo mentore. Aveva un animo generoso e giusto, era leale e buono con chiunque, ma nei suo occhi aveva un’ombra, un’impronta scura che arrivava dal profondo.
Un giorno soleggiato e luminoso di fine estate, Speruin portò Enomis in un posto ormai abbandonato, in una raduta all’estremità del bosco che divideva la loro dimora dall’oceano. Dopo otto giorni di cammino arrivarono di fronte a delle antiche rovine che avevano incisioni e scritture arcaiche. La disposizione era quella tipica degli antichi templi, dedicati alla divinità Iomedae. Durante il cammino il saggio druido aveva spiegato ad Enomis che la loro meta sarebbe stata un luogo ormai dimenticato da molti abitanti del nuovo regno, poiché la malvagità si stava impadronendo dei cuori e delle viscere degli abitanti di Varisia.
La famiglia di Speruin fu devota e protettrice della divinità. Visse nella parola di Iomedae, di cui sparse il verbo. Ora avrebbe condiviso i segreti con il suo giovane allievo, poiché  da molto tempo non vedeva un umano cosi avvezzo dalla giustizia e della bontà.  Ben presto, secondo il druido, il giovane avrebbe imparato l’onore, la fedeltà per la divinità e avrebbe trovato un nuovo coraggio per affrontare ogni giorno la malvagità e la negatività del regno.
Passarono dieci giorni all’interno del tempio, dove Enomis, illuminato dalle parole del suo mentore, trovò nuova forza d’animo e nuovi ideali per vivere.
Immersi nell’addestramento fisico e nella meditazione i due non si accorsero che il tempo fosse cambiato. Il cielo intorno alle rovine di incupì e solo un’intensa pioggia fece destare i due, appena in tempo per accorgersi che due loschi figuri avvolti nelle tenebre gli stavano raggiungendo ad una velocità spaventosa, armati di lancia ed ascia. Enomis rimase impietrito. I ricordi si impossessarono della sua mente. Si riprese solamente quando la punta di una lancia si fermò ad un palmo dal suo occhio sinistro, fermata saldamente  dalle spade di Speruin. Enomis impugnò la sua lama  vagamente ricurva e non scintillante ed affilata come quella del druido. Cercò di proteggersi alla meglio mentre continuava ad essere percosso da colpi di ascia cosi rapidi che era per lui possibile solamente evitarli all’ultimo, ma non gli era consentito prevederli. Il combattimento proseguiva ormai da alcuni minuti, Speruin teneva egregiamente testa al suo nemico, costringendolo sulla difensiva; Enomis, invece, nonostante cercasse in tutti i modi di rimanere lucido e coraggioso, venne sopraffatto dai fendenti del nemico che non  lo ferirono, ma lo stancarono a tal punto che egli inciampò e cadde di schiena. In un lampo l’ascia nemica fu sopra il suo petto ma il corpo di Speruin assorbì il colpo.
Vedendo Speruin sanguinante a terra, e capendo che quelle forze malvagie stavano nuovamente rubando ciò che gli era più caro e che la propria vita era salva grazie all’ intervento del suo mentore, Enomis si rialzò di slancio. Impugnò rapidamente le spade di Speruin e per un attimo quell’ ombra balenò nuovamente nei suoi occhi. Si scaraventò sui due avversari con forza e velocità sbalorditive. Non riuscì ad avere la meglio sul nemico ma in compenso li fece indietreggiare e li costrinse ad una momentanea ritirata. Qualcosa in quel ragazzo ora  ricordava suo parde, il “Troll”.
Tornato in sé si lanciò subito sul corpo esanime del druido. Lo strinse tra le braccia e promise solennemente di combattere quel male che gli aveva portato via tutto!!!!!
In quel momento comparve come in un bagliore, una donna munita di armatura scudo e con in mano una spada lunga che aveva uno scintillio speciale, come tutta la figura del resto. Ella comunicò con la mente del giovane e spiegò  l’ ammirazione per il suo onore, la sua bontà d’ animo e la sua lealtà. Gli svelò di essere Iomedae. La dea lo volle come proprio paladino. Enomis giurò eterna fedeltà alla dea e promise sulla memoria del padre e sulle spoglie di Speruin che mai avrebbe esitato a colpire la malvagità e la malignità che avevano gettato nel caos e nell’ oscurità le menti di molti.
Nel tempio Enomis trovò un medaglione d’ argento che prima d’ ora non era mai stato presente. Capì che fosse un dono oltre che un simbolo della dea. Lo indossò e si mise in marcia.
“ Ovunque ci sia il male “ disse tra sé “ Enomis sarà lì a combatterlo!”



Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.