mercoledì 26 marzo 2014

Background: Silgor Valador

Silgor è un giovane elfo mago studioso; fisicamente è alto ed esile, di costituzione tutt'altro che robusta. I suoi capelli neri corvini, gli occhi verdi e i lineamenti dolci rivelano le sue origini nobili. Ama la conoscenza, in ogni campo, da quella matematico-razionale a quella arcana e mistica, ed è spinto da un incontenibile desiderio di sapere; desiderio che fin dalla tenera età ha saziato soprattutto leggendo libri e trattati di ogni tipo, ed esercitandosi nell’uso degli incantesimi.
La sua intelligenza gli dona un’ottima capacità di apprendimento e una notevole padronanza delle arti magiche, ma nel contempo è causa del suo carattere spesso supponente e spocchioso. Egli infatti tratta con superiorità e disprezzo le persone che reputa meno intelligenti di lui (e dunque la stragrande maggioranza della gente che incontra); l'altra faccia della medaglia, però, è che Silgor si dimostra estremamente rispettoso e leale verso quelle persone o creature che, secondo lui, meritano il suo interesse. Ciò lo ha portato a vivere gran parte della sua vita distaccato da tutto e tutti (compresi i suoi genitori, con i quali ormai da anni ha praticamente smesso il dialogo), e a legarsi in modo molto profondo al suo gatto, Nethys.
Il giovane ha ricevuto nei primi anni della sua esistenza la classica educazione del rampollo della nobiltà elfica: un tutore privato lo ha iniziato alla conoscenza del mondo ed ha allenato il suo corpo al combattimento ravvicinato e con l’arco (specialità questa per la quale egli, a dispetto delle sue origini, non è mai stato molto portato).
Ben presto l’elfo si è dimostrato insofferente nei confronti del maestro, ed ha preferito continuare gli studi da solo, trasformando la propria stanza in un vero e proprio laboratorio. Più dello scontro armato, infatti, lo affascinava la possibilità di combattere imbrigliando il potere arcano della magia. Per questo ha iniziato a specializzarsi nella scuola magica dell’Invocazione, imparando col tempo a plasmare l’energia pura sotto forma di fuoco, fulmini, acido.
Pur essendo cresciuto in una famiglia di elfi nobili cittadini, Silgor non ha mai mostrato un particolare interesse nell’intrattenere rapporti con gli umani. Se da un lato, infatti, conoscere una razza diversa dalla sua lo incuriosiva e lo attraeva, dall’altro egli preferiva farlo studiando un libro piuttosto che conoscendo direttamente le persone. Così, è diventato esperto di storia e cultura dei locali, ma senza mai o quasi mai entrarci in contatto. Silgor ha sempre mantenuto questo modo d’apprendimento anche in tutti gli altri campi del sapere: così, mentre le basi teoriche della sua conoscenza si allargavano e si ampliavano, egli spesso trascurava il confronto con la realtà pratica. Di conseguenza, ogniqualvolta l’elfo si trovava a confronto col mondo reale, gli capitava di riscontrare delle discrepanze tra ciò che aveva studiato e ciò che gli si presentava davanti.
Negli ultimi anni della sua vita, questa contraddizione si è insinuata sempre di più nella mente di Silgor, insieme alla convinzione che per raggiungere appieno il sapere fosse necessario sperimentare e conoscere di persona, oltre che studiare gli antichi testi; l’idea di partire per un’avventura si stava lentamente formando nella sua testa, e intorno al suo 130esimo anno d’età il giovane mago aspettava solo l'occasione giusta per partire.
Occasione che si presenta non appena Silgor viene a conoscenza della strana macchia oscura che incombe sulla cittadina portuale di Riddleport. Dopo aver chiesto udienza più volte all'ordine dei glifieri della città, e non aver ricevuto nessuna risposta, l'elfo ottiene l'approvazione della sua famiglia per partire. Per il viaggio gli viene affiancata come guardia del corpo Kassandra, un'elfa ranger sua cugina, appartenente a un ramo cadetto della famiglia, e sebbene inizialmente Silgor la tratti, come suo solito, con diffidenza e disinteresse, nel corso del viaggio impara a conoscerla e rispettarla. Al loro arrivo a Riddleport sono ormai affiatati e pronti ad indagare sulla misteriosa macchia nera.
Nei mesi successivi, Silgor impara a vivere in gruppo, a conoscere i suoi nuovi compagni, e a smussare gli aspetti più spigolosi del suo carattere. Lentamente, l’elfo si rende conto di non poter contare solo sulle proprie capacità di mago, e presto l’atteggiamento di distaccata superiorità lascia posto a un’indole leggermente più aperta, anche se solo verso i membri della compagnia.
Anche il suo approcciarsi al denaro cambia in modo radicale. Se prima aveva sempre vissuto nel lusso, ignaro del valore dell’oro, adesso, a contatto con i compagni più avidi e senza scrupoli, si rende conto di quanto un buon equipaggiamento possa fare la differenza in battaglia. Inizialmente cerca di convincersi che i suoi incantesimi possano essere sufficienti a proteggerlo, ma ben presto capisce che se vuole restare vivo deve adeguarsi: comincia quindi a dimostrare sempre più attenzione e interesse verso il bottino accumulato nelle avventure, e inizia addirittura a mettere a frutto la sua intelligenza escogitando piani per arricchirsi con un uso non proprio legale della magia.


Il Silgor che torna a Riddleport dopo le peripezie del Gomito del Diavolo è quindi diverso dal giovane rampollo, distaccato da tutto e tutti, che era partito da con Kassandra mesi prima. E’ un Silgor più maturo, che sta iniziando a capire come funziona quel mondo che tanto pensava di conoscere dai suoi libri, e che invece si rivela ogni giorno sempre più diverso dalle aspettative.

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