Kassandra Nivelen nasce da
un’antica e nobile famiglia dedita alle arti magiche. Tuttavia ella non segue
le orme dei suoi genitori come incantatrice; il suo carattere solitario e
silenzioso la portano a preferire la solitudine delle foreste. Fin
dall’infanzia Kassandra passa sempre più tempo in mezzo alla natura; la
foresta, gli animali che la abitano, la pioggia e il sole che la nutrono, diventano
il suo universo, di cui impara a conoscere ogni segreto.
Una notte, l’elfa viene svegliata da
una luce abbagliante: degli uomini, ubriachi dopo una cena, avevano dato
avventatamente fuoco a dell’erba secca, il quale era diventato presto un
incendio che stava divorando l’intera foresta. Kassandra, svegliatasi giusto in
tempo, riesce a salvarsi per un soffio ma non poteva ormai fare più nulla:
della sua foresta, la sua casa, ormai rimaneva la cenere, ma nei suoi occhi
divampava la rabbia! Voleva avere tra le mani quegli stupidi umani che avevano
distrutto ogni cosa, voleva catturarli ed ucciderli per farli pagare di una
simile atrocità, ma era solo una giovane elfa, non aveva armi e comunque non
aveva mai imparato a maneggiarne una. Li dovette così lasciare andare impuniti.
Decide quindi di imparare a tirare
con l’arco, aveva bisogno di un’arma, non avrebbe mai più permesso di rimanere
impotente; si addestra così giorno e notte, implacabile, e diventa un tutt’uno
con il suo arco.
Raggiunta ormai la maturità
Kassandra decide di partire, il suo villaggio non poteva più essere la sua
casa, voleva viaggiare, vivere a stretto contatto con la natura e i suoi
abitanti, conoscere ogni suo angolo, vedere cose nuove, posti nuovi. Viaggia
così di foresta in foresta, di regione in regione, sempre in solitudine, seguendo
le sue sole leggi, alla ricerca di emozioni e avventure. Da quella notte in cui
aveva rischiato la vita nell’incendio diffida degli umani, provando disprezzo
per l’arroganza che dimostrano di avere verso la natura, e quindi non evita
scontri con loro, anzi: impara a conoscerli e a saperli sconfiggere.
Dopo due anni di vagabondaggio
decide di fare ritorno al suo villaggio dai suoi genitori, ma ne faceva ritorno
cambiata, diversa, cresciuta; non era più la giovane elfa indifesa che anni
prima era dovuta rimanere con le mani in mano mentre la sua casa veniva
bruciata, ora sapeva cacciare, non si lasciava mai scappare una preda, era
capace di muoversi inosservata tra gli alberi e di percepire qualsiasi suono
della natura.
Giunta a casa viene a sapere che un
suo cugino, un mago di nome Silgor, stava per partire per un lungo viaggio in
direzione della cittadina portuale di Riddleport e i suoi genitori le
chiedevano di accompagnarlo per assicurargli protezione. Kassandra, seppur
combattuta, accetta; questo viaggio le avrebbe permesso di migliorare nell’arco
e di diventare una più abile cacciatrice e, inoltre, le avrebbe permesso di
conoscere a fondo una parte di mondo che a lei era totalmente sconosciuta
avendo vissuto sempre e solo nelle foreste: nuove razze, nuove terre, nuove
avventure. Certamente sarebbe stato difficile dover rinunciare alla sua
solitudine ma la curiosità e la voglia di viaggiare era tanta.
Decide quindi di partire con Silgor.
Inizialmente Kassandra si limita ad accompagnarlo in silenzio, attenta solo al
suo dovere di proteggerlo da eventuali pericoli, minimante interessata a
scambiare con lui qualche parola. Ma con il passare del tempo tra i due si
stringe un vero legame di lealtà e amicizia e si rafforza giorno dopo giorno.
Kassandra durante le avventure che
vive a Riddleport e al Gomito del Diavolo impara ad affinare le sue abilità di
Ranger, ma impara anche a stringere legami con le altre persone, anche se il
suo primo approccio è sempre diffidente. Con i suoi compagni di viaggio, in
particolar modo con il cugino Silgor, stringe un vero rapporto di amicizia e
fiducia, per i quali spesso ha rischiato la vita.
Tende ad agire seguendo il suo
istinto e a rispettare le sue leggi, perseguendo comunque il bene, anche se
ignorando quelle che potrebbero essere i dettami della società. E’ silenziosa e
solitaria ma determinata e vendicativa (soprattutto se si prova a separarla dal
suo arco!): se ha preso di mira una preda non si darà pace finché non l’avrà
catturata.
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